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Dall'India alla bassa padana

Aggiornato il: 2 giorni fa

È giunta al termine la ricerca realizzata da Fondazione ISMU - Iniziative e Studi sulla Multietnicità, di cui avevamo già scritto qui.

La ricerca è stata condotta in un'ottica comparativa, grazie alla quale i risultati relativi alle donne provenienti dal subcontinente indiano sono stati messi a confronto con quelli riguardanti le migranti nordafricane da una parte e il complesso delle altre nazionalità dall’altra.

L'obiettivo era fare luce sulle condizioni di vita, d’integrazione e d’inclusione sociale delle donne provenienti dal subcontinente indiano presenti nelle zone rurali della Lombardia, aggiungendo ai dati quantitativi di una precedente ricerca Orim una valutazione qualitativa nata da due focus group e sei interviste semi-strutturate a testimoni privilegiati realizzati tra marzo e agosto 2020 nei territori di Cremona e Lodi, dove svolgono le loro attività le associazioni La Tenda ed Effathà Laus, partner del nostro progetto Unire.

Attraverso i focus group e le interviste si è scelto di approfondire in particolare i seguenti temi:

  • i ruoli di genere nell’universo culturale degli immigrati dal subcontinente indiano;

  • il percorso e il progetto migratorio delle donne migranti (perché sono partite, con quali aspettative, quale è stato l'impatto con il contesto trovato in Italia, quali sono i loro progetti futuri);

  • le loro attività quotidiane, la socializzazione nel loro stesso gruppo etnico (chi frequentano e dove, in quali spazi);

  • i cambiamenti nella vita sociale prima e dopo la migrazione;

  • l’interazione con la comunità autoctona (atteggiamenti e rappresentazioni dei locali rispetto alla popolazione oggetto d’analisi, conoscenza della lingua italiana e frequenza dei corsi di alfabetizzazione, relazioni con la scuola e gli insegnanti dei figli, rapporto con i servizi, ad esempio il sistema sanitario nazionale).

Le persone che hanno partecipato ai focus group e alle interviste sono state:

  • insegnanti che lavorano nella scuola pubblica e/o che insegnano italiano agli stranieri,

  • volontari di un Centro Intercultura, impegnati come docenti di italiano L2 e nel supporto delle persone straniere nel conseguimento della licenza media,

  • ex allievi di italiano di un Centro Intercultura, di origine marocchina, oggi impegnati nella mediazione interculturale,

  • una ginecologa attiva in consultorio,

  • due mediatrici e due mediatori linguistico-culturali, di cui un uomo e una donna appartenenti alla prima generazione, gli altri alla seconda generazione di migranti,

  • una psicologa e ricercatrice in campo etnografico esperta della comunità indiana locale,

  • un medico di medicina generale.

I risultati dell'analisi dei dati, delle interviste e dei focus group, realizzata nell'ambito dell'Azione 1 del progetto Unire - Universi in rete dai due ricercatori Ismu Annavittoria Sarli e Alessio Menonna, sono ricchi di spunti anche in vista di nuove azioni da intraprendere per favorire l'integrazione delle donne emigrate da India, Bangladesh, Sri Lanka, Pakistan.


Iniziamo a dare qui le notazioni più importanti. Va intanto considerato che:

  • quasi l'80% delle donne provenienti dal subcontinente indiano presenti nei contesti rurali della Lombardia è coniugato e ha in media due/tre figli spesso nati in Italia,

  • queste donne sono arrivate sul territorio nazionale da diverso tempo e non negli ultimi anni, come del resto la maggioranza assoluta degli stranieri immigrati,

  • benché molte tra le donne provenienti dal subcontinente indiano abbiano una bassissima scolarità, all'interno di questo stesso gruppo si conta il maggior numero di laureate rispetto a tutti gli altri gruppi etnici immigrati;

  • il progetto migratorio di queste donne tende a essere di carattere prettamente familiare: sono per lo più arrivate per raggiungere il proprio coniuge, spesso già radicato sul territorio di residenza e impiegato nel settore dell'allevamento;

  • se il ruolo della donna qui sarà soprattutto quello dell’accudimento e della cura della famiglia, l’obiettivo del progetto della coppia è quello di innalzare, grazie all’invio di rimesse da parte del migrante, lo status socio-economico della famiglia allargata, almeno in parte rimasta in patria;

  • le donne pronte a raggiungere il marito nutrono però anche l’aspettativa di un immediato miglioramento delle condizioni di vita proprie e soprattutto di quelle dei propri figli.

Con queste premesse, entriamo nel vivo dell'analisi. La maggior parte delle donne in questione si ritrovano a vivere in case spesso isolate e piccole.

L’immigrazione in Italia non coincide quindi con un immediato miglioramento delle proprie condizioni di vita, secondo quanto immaginato prima della partenza. Tale delusione può contribuire a rendere più difficile l’iniziale adattamento al nuovo contesto, ma le privazioni vissute in emigrazione tendono a essere metabolizzate e accettate con una certa naturalezza.

E se è vero che la maggioranza di queste donne si dedica esclusivamente alla cura dei figli e della casa, non mancano però le donne impegnate in attività lavorative: soprattutto come operaie agricole (il 17,2%), ma anche domestiche (15%), addette alla ristorazione (11,2%) o baby sitter (8,5%).

Il reddito mediano netto mensile delle cittadine dei paesi del subcontinente indiano che lavorano nei contesti rurali della Lombardia si colloca piuttosto fra i 751 e i 1.000 euro.

Le relazioni sociali sono per lo più quelle con la comunità del proprio gruppo etnico o nazionale. Sono piuttosto ridotte invece le occasioni di contatto con la popolazione locale, anche per il fatto che le donne spesso conoscono poco l'italiano e non sempre frequentano i corsi di alfabetizzazione: talvolta perché non ritengono necessario imparare la lingua, talvolta perché non sono a conoscenza delle opportunità per farlo, talvolta perché è difficile per loro, a livello logistico, raggiungere le scuole o trovare chi le sostituisca nell'accudimento dei figli.

La scarsità di competenze linguistiche pone molte di queste donne migranti in una condizione di dipendenza da altre persone. Spesso molte questioni come i rapporti con i servizi locali vengono gestiti dagli uomini, che nella maggior parte dei casi hanno una conoscenza elementare dell’italiano sviluppata grazie ai contatti intrattenuti sul lavoro. I rapporti con gli insegnanti dei figli, ad esempio, tendono a essere di competenza del padre. Nell’accesso ai servizi sanitari, le donne sono spesso accompagnate dal marito, amiche o familiari con una miglior padronanza dell’italiano o talvolta anche dai figli, che giocano un ruolo di mediatori linguistici tra le madri e gli operatori sanitari.

Va sottolineato, comunque, che il radicamento delle donne provenienti dal sub continente indiano nei luoghi dove si trovano a vivere è tendenzialmente forte: solamente lo 0,6% delle donne di questa provenienza lascerebbe il suo comune di residenza per un altro comune della Lombardia e lo 0,2% per un altro comune italiano.


Molte cose però stanno cambiando negli ultimi anni, sono trasformazioni legate ai cambiamenti socio-culturali nella società d’origine, che portano a un lento mutamento delle concezioni dei ruoli di genere e a una maggior scolarizzazione femminile, al maggior radicamento della comunità etnica sul territorio e allo spostamento di diversi uomini migranti dall’impiego in allevamento a quello nell’industria, che spesso coincide con il passaggio da un alloggio in campagna a uno in paese. La tendenza insomma è a una maggior apertura della componente femminile della comunità indiana alla società autoctona.

La comunità locale può cogliere, assecondare e facilitare questo trend, lavorando per intensificare la rete di relazioni con queste donne, con le quali - si è visto - è possibile creare un legame di fiducia, che faccia da motore di un'apertura "contagiosa". Iniziative di contatto e scambio interculturale portate avanti con costanza da una rete di realtà territoriali possono far nascere legami e creare nella comunità indiana, compresa la sua componente femminile, un senso di comune appartenenza al territorio.

Feste tradizionali o a scuola, lo sport dei bambini, camminate collettive, un'offerta di scuole di alfabetizzazione comunicate in modo capillare: sono tutti strumenti che potranno fare la differenza nel favorire l'avvicinamento tra le donne provenienti dal sub continente indiano e la comunità locale, con l'effetto prezioso di arricchire a livello culturale e umano l'uno e l'altro gruppo.




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