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Donne migranti: corpo, cura

Aggiornato il: giu 2



Si chiamano Salute Donne Immigrate e Stare Meglio i due progetti organizzati e gestiti da Effathà Laus nell'ambito dell'azione 4 del progetto Unire-Universi in Rete e sono rivolti alle donne arrivate da altri Paesi che abitano nel lodigiano.

Negli ultimi anni, infatti, sono molto aumentati i ricongiungimenti famigliari e sono quindi venute a vivere nel territorio intorno a Somaglia molte donne di origine straniera con i loro bambini o donne che hanno poi avuto figli qui. Questa nuova comunità femminile ha portato con sé una certa complessità di bisogni particolari: si tratta infatti di persone giovani, cresciute in una cultura diversa dalla nostra e che si trovano a dover sviluppare modalità di comportamento in parte nuove. È una sfida sia per loro sia per gli operatori sanitari, che devono riconoscere e saper entrare in relazione con le differenze legate alla dimensione sociale e culturale.


Da queste considerazioni sono nati i due progetti a cui hanno partecipato per lo più donne di origine araba, provenienti dai Paesi del Nord Africa.

Salute Donne Immigrate aveva tre obiettivi principali:

  • parlare dei cambiamenti che avvengono nel corpo femminile durante la pubertà e la maternità fino ad arrivare alla menopausa;

  • far conoscere i servizi attivi sul territorio per la tutela della salute e invitarle ad aderire ai protocolli di assistenza già esistenti;

  • rispondere ai bisogni complessi delle donne e delle coppie immigrate attraverso sportelli o momenti di ascolto.

I quattro incontri, guidati da una ginecologa con la collaborazione di alcune volontarie, erano strutturati in modo da garantire uno spazio di “lezione” seguito da un momento di dialogo. Hanno partecipato in media 12 donne. Molto efficaci le spiegazioni più tecniche sull'anatomia e la genitalità femminile, ma ancora più interessanti e ricchi sono stati i momenti di confronto successivi, quando si sono toccati temi più intimi, che ruotano intorno al rapporto uomo-donna. È stata fondamentale la presenza delle due volontarie di Effathà Laus, la cui presenza ha rassicurato le partecipanti spingendole a superare imbarazzi o ritrosie.


Il progetto Stare Meglio aveva un obiettivo un po' diverso, ma altrettanto importante e delicato: grazie alla guida di una psicologa, offrire un supporto nella gestione familiare ed educativa alle famiglie di stranieri. Queste persone affrontano infatti varie difficoltà legate all'abitare, al lavoro, ma anche al modo di far crescere i figli in una società molto diversa da quella d'origine. Si tratta di difficoltà che riguardano sia i genitori sia i figli, e gli incontri miravano proprio a indagare meglio le dinamiche familiari, educative e di coppia per agevolare un nuovo benessere generale. Con particolare attenzione è stato analizzato il ruolo della figura maschile nella coppia.

La larga partecipazione e l’intenso confronto hanno dimostrato che Effathà Laus ha centrato l’obiettivo: 14 donne, quasi tutte di etnia araba, hanno potuto parlare, trovare ascolto e condivisione, toccando temi delicati sui rapporti familiari e sociali. Anche qui, è stato importante il ruolo di facilitatrici delle due volontarie sempre presenti, che hanno aiutato a rasserenare l’atmosfera grazie alla confidenza con le donne presenti.

Visto il successo, entrambi i progetti saranno riproposto il prossimo autunno.

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